Counseling Professionale - OLOS -
Psicologia - Formazione - SICo - AIPC – EAPB - ECM
Associazione
OLOS Via Ariosto, 17 - 44100 Ferrara - Tel 0532 211947
SICo (Società
Italiana Counseling)
AIPC (Associazione
Italiana Psicoterapie Corporee)
EAPB (European
Association for Body Psichotherapy
ECM (Educazione
Continua in Medicina)
IL COUNSELING E
Cos’è il counseling?
Il
counseling è una nuova professione, poco conosciuta in Italia, ma diffusa e
riconosciuta in Europa e negli Stati Uniti in ambito pubblico e privato. E’ una
professione che si occupa di interazioni umane e di processi di cambiamento e
in generale dell’attività di aiuto a persone, a gruppi, organizzazioni e
comunità.
Il
counseling, nel suo essere una relazione di aiuto, è di grande importanza nella
terapia e nella consulenza in genere, ma può essere molto utile anche nella
relazione tra manager e superiori. tra allenatore e atleta, nelle problematiche
relative alla coppia, ai gruppi di lavoro, all’ apprendimento, al cambiamento,
alla gestione dello stress, alla salute psicofisica, ai problemi
dell’alimentazione.
Il
counseling è un processo focalizzato su "competenze emotive" e su un
atteggiamento fondamentale: l’empatia, cioè il "saper essere". E’ un
intervento che utilizza competenze e abilità psicologiche, corporee e
relazionali, per accogliere, ascoltare, sostenere e orientare le risorse della
persona, al fine di renderla capace di scelte e decisioni consapevoli e
autonome.
Il
fine del counseling è quello di stabilire una efficace relazione di aiuto:
aiutare un essere umano ad aiutarsi da sé.
Un quadro della personalità
Che
cos’è un essere umano? Questo è il punto da cui iniziare una discussione
costruttiva, perché l’efficacia di fare counseling con degli esseri umani
dipende dalla nostra comprensione di ciò che essi sono in realtà.
Un
uomo è qualcosa di più del corpo che possiede, del lavoro che svolge, della
posizione sociale che occupa e una donna è qualcosa di più dell’essere madre ,
dell’avere del fascino e dello svolgere un certo lavoro.
Si
tratta solo di alcuni aspetti con i quali esprimiamo noi stessi.
La
totalità di questa espressione è il riflesso esterno di quella struttura
interna che noi chiamiamo, in modo alquanto vago, personalità.
Iniziamo
dunque col proporre una definizione del
concetto di personalità.
Ciò
che caratterizza la personalità è la libertà, l’individualità,l’integrazione
sociale e la tensione religiosa. Per rendere più completa la definizione si può
dire che la personalità è il realizzarsi del processo della vita in un
individuo libero, socialmente integrato e psicologicamente consapevole.
La
libertà è il primo principio fondamentale, anzi, una 'condizio sine qua non'
della personalità.
L'individuo
possiede la libertà come una qualità dell'intero suo essere.
E'
possibile aumentare il proprio grado di libertà.
Maggiore
è la salute mentale che un individuo acquisisce, maggiore è il suo senso di
responsabilità personale e la sua capacità di plasmare in maniera creativa gli
elementi della vita, e, di conseguenza, più adeguato diventa il suo potenziale
di libertà. Pertanto il counselor che aiuta gli altri a superare una difficoltà
di personalità, li aiuta a diventare più liberi.
Il
secondo principio fondamentale della personalità è l'individualità.
Chi
si rivolge al counselor per problemi di personalità ha delle difficoltà in
questo ambito perché non riesce a essere se stesso: in altri termini, non
riesce a individuarsi.
Noi
abbiamo solo il nostro sè con cui vivere e affrontare il mondo. Se non
riusciamo a essere noi stessi, certamente non possiamo appropriarci di un altro
sé, per quanto possiamo desiderarlo. Ogni sé è diverso da tutti gli altri, è
unico, e la salute mentale dipende dall'accettazione di questa unicità.
La
funzione del counselor è, infatti, quella di aiutare il cliente a diventare quello che era destinato a essere.
Lo scopo finale è l'autosviluppo, ciò significa che la persona deve diventare
ciò che è.
Chi
ricorre al counseling spesso sente internamente una serie di sé in conflitto,
pertanto dirgli semplicemente di essere se stesso significa creargli ancora più
confusione. Prima di tutto occorre trovare se stessi: e questo è il punto in
cui entra in scena il counselor.
Il
terzo principio della personalità è l'integrazione sociale, poiché la
personalità non può essere compresa al di fuori del suo contesto sociale.
Un
buon equilibrio sociale è fondamentale per la personalità, perché l'individuo
deve muoversi in un mondo che è fatto di altri individui. In ogni momento della
sua vita l'individuo dipende da un'infinità di persone che lo hanno preceduto e
da altre che vivono come lui nel presente, e viceversa ( interdipendenza
sociale).
Ma una delle caratteristiche principali del
nevrotico è la sua difficoltà di avere rapporti sani ed efficaci con gli altri.
Il
secondo aspetto della personalità, l'individualità, va forse contro
l'integrazione sociale? In teoria no. Come dice Shakespeare: sii sincero con te
stesso¸e ne seguirà, come la notte segue il giorno, che non potrai essere falso
per gli altri.
Parlando
in termini pratici, il counselor scoprirà che quanto maggiore è l'integrazione
sociale raggiunta dal cliente, tanto più, nell'insieme, egli realizzerà
l'individualità unica che gli è propria.
Il
quarto principio della personalità è la tensione spirituale insita in ogni
individuo, qualsiasi quadro della personalità che trascuri l'aspetto della
tensione spirituale è incompleto.
Per
riassumere i quattro principi della personalità useremo le parole di Rollo May (…).
Partiamo
dal primo, la libertà, in una forma di guida al counseling: la funzione del
counselor è quella di portare il cliente ad accettare la responsabilità della
propria condotta e degli esiti della propria vita.
Dal
secondo principio della personalità, l'individualità, noi traiamo questa quida
per il counseling: compito del counselor è quello di assistere il cliente nella
ricerca del suo vero sé e poi di aiutarlo a trovare il coraggio di essere quel
sé.
Dal
terzo principio della personalità, l'inegrazione sociale, ricaviamo la seguente
regola per il counseling: è compito del counselor aiutare il cliente ad
accettare di buon grado la responsabilità sociale e aiutarlo a orientare i suoi
sforzi verso scopi socialmente costruttivi.
Dal
quarto principio della personalità, la tensione spirituale,ricaviamo la
seguente guida per il counseling: è compito del counselor, nell'aiutare il
cliente a liberarsi del suo senso di
colpa, aiutarlo anche ad accettare e ad affermare la tensione spirituale insita
nella natura umana.
Crisi e relazione di aiuto
La
relazione di aiuto si fonda sulla necessità, percepita chiaramente o
confusamente, di essere aiutati.
Quello
che determina la necessità di chiedere aiuto è la percezione di uno stato che
normalmente chiamiamo di crisi.
Questo
evento può essere determinato da più o meno improvvisi mutamenti negativi delle
condizioni esistenziali, accompagnati dall’incapacità di provvedere
adeguatamente alla loro risoluzione con le proprie risorse.
Il
termine crisi deriva dal greco ‘krisis’ che significa scelta.
Le
crisi sono unanimemente classificate secondo due categorie:
le
crisi evolutive, riferibili al processo della crescita;
le
crisi ‘accidentali’, riferibili alla ‘fragilità’ dell’esistenza.
Le
crisi della crescita coinvolgono tutti noi e sono prevedibili, anche se non
nella loro evoluzione, e si percepiscono in corrispondenza delle ‘situazioni di
passaggio’ da un assetto a un altro: la nascita, dalla vita intrauterina a
quella extrauterina; l’adolescenza, dall’infanzia, passando per la pubertà,
all’età adulta; la terza età, dall’età adulta alla vecchiaia; la vecchiaia,
dalla vita alla morte.
Anche
le crisi ‘accidentali’ coinvolgono tutti noi, la loro caratteristica è
riferibile alla loro imprevedibilità e sono eventi che interrompono, in forma
dolorosa, il corso abituale dell’esistenza: una malattia fisica o psicofisica,
una perdita dell’identità o del senso della vita, una tossicomania, un trauma,
una violenza, la perdita del lavoro, una separazione o la morte di una persona
cara.
La
krisis, come necessità di operare una scelta, implica la richiesta di aiuto
quando la scelta stessa ci appare come impossibile da realizzare o impossibile
da individuare.
Il
Counselor professionale
Obiettivo
della nostra scuola è quello di formare un professionista qualificato il quale,
attraverso una significativa esperienza personale, acquisisca competenze di
ascolto e di relazione, nonché tecniche mirate a favorire i processi
psicologici, emozionali e relazionali dell’individuo.
Il
counselor non offre soluzioni, non esprime interpretazioni o giudizi. Anche se
utilizza domande, esercizi, tecniche di feedback, e molteplici forme di
intervento, parte da un presupposto di normalità e di capacità del cliente
nella ricerca dei comportamenti più adeguati alla sua situazione.
La
nostra proposta di formazione mira direttamente ad una maggiore indipendenza e
integrazione dell’individuo.
Possiamo
mettere alcuni punti fermi come quello rappresentato dalla convinzione che
aiutare una persona in crisi, sofferente, non sia il sostituirsi a lei nella
scelta, non sia sostituire la sua energia con la propria, ma sostenerla in un
processo di individuazione delle proprie risorse/energie necessarie a compiere
la scelta, a compiere la krisis necessaria affinché ‘cessi il dolore
percepito’.
La
relazione di aiuto è riconducibile al sostegno nel permettere, nel favorire,
nel ‘predisporre’ le risorse necessarie affinché l’altro possa operare quella
scelta che gli consenta di uscire dalla situazione di passaggio, di cambiamento
che il malessere o il dolore gli segnalava.
Un
altro punto fermo della nostra scuola è rappresentato dalla convinzione di
quanto sia arbitraria la separazione della
psiche dal corpo, l’energia dai comportamenti volontari o profondi. E’
quindi evidente quanto sia necessario poter operare sia a livello energetico
che comportamentale, sia a livello fisico che psichico, ma anche quanto sia
impossibile non farlo.
Ciò
che davvero ci differenzia dalle altre scuole consiste non tanto nell’operare a
più livelli, ma quanto il dichiararlo assumendocene la conseguente
responsabilità. Tutti lo fanno, non molti sono disposti ad assumersi la
responsabilità di questo legame ineludibile.
Punto
focale è l’individuo non il problema. Lo scopo non è solo quello di risolvere
un problema particolare, ma di aiutare l’individuo a ‘crescere’ perché possa
affrontare sia il problema attuale, sia quelli successivi in maniera più
integrata.
La
nostra consapevolezza dovrà essere sempre rivolta alla funzione sostitutiva di
un sociale insufficiente o assente che l’intervento avrà nella maggioranza dei
casi per mantenere la relazione di aiuto in un ambito di normalità negata e non
di patologia clinica.
E’
così che il counselor si trova ad operare all’interno di un processo di cambiamento
che ha nel sintomo più doloroso l’evento più eclatante, ma che affonda le sue
radici nella necessità per ‘il cliente’ di ristrutturare, in forma più o meno
consistente, il suo assetto esistenziale, prendendo contatto con la sua
vulnerabilità che , mai come in questa epoca, vuol dire prendere contatto con
la sua stessa umanità.