Counseling Professionale - OLOS - Psicologia - Formazione - SICo - AIPC – EAPB - ECM                                   

                                              

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                SICo (Società Italiana Counseling)
                                              
                AIPC (Associazione Italiana Psicoterapie Corporee)

                                                         EAPB (European  Association  for  Body  Psichotherapy

                                                                                              ECM (Educazione Continua in Medicina)

                                              

 

                                                          

 

IL COUNSELING E LA RELAZIONE DI AIUTO

 

Cos’è il counseling?

 

Il counseling è una nuova professione, poco conosciuta in Italia, ma diffusa e riconosciuta in Europa e negli Stati Uniti in ambito pubblico e privato. E’ una professione che si occupa di interazioni umane e di processi di cambiamento e in generale dell’attività di aiuto a persone, a gruppi, organizzazioni e comunità.

Il counseling, nel suo essere una relazione di aiuto, è di grande importanza nella terapia e nella consulenza in genere, ma può essere molto utile anche nella relazione tra manager e superiori. tra allenatore e atleta, nelle problematiche relative alla coppia, ai gruppi di lavoro, all’ apprendimento, al cambiamento, alla gestione dello stress, alla salute psicofisica, ai problemi dell’alimentazione.

Il counseling è un processo focalizzato su "competenze emotive" e su un atteggiamento fondamentale: l’empatia, cioè il "saper essere". E’ un intervento che utilizza competenze e abilità psicologiche, corporee e relazionali, per accogliere, ascoltare, sostenere e orientare le risorse della persona, al fine di renderla capace di scelte e decisioni consapevoli e autonome.

Il fine del counseling è quello di stabilire una efficace relazione di aiuto: aiutare un essere umano ad aiutarsi da sé.

 

Un quadro della personalità

 

Che cos’è un essere umano? Questo è il punto da cui iniziare una discussione costruttiva, perché l’efficacia di fare counseling con degli esseri umani dipende dalla nostra comprensione di ciò che essi sono in realtà.

Un uomo è qualcosa di più del corpo che possiede, del lavoro che svolge, della posizione sociale che occupa e una donna è qualcosa di più dell’essere madre , dell’avere del fascino e dello svolgere un certo lavoro.

Si tratta solo di alcuni aspetti con i quali esprimiamo noi stessi.

La totalità di questa espressione è il riflesso esterno di quella struttura interna che noi chiamiamo, in modo alquanto vago, personalità.

Iniziamo dunque col proporre  una definizione del concetto di personalità.

Ciò che caratterizza la personalità è la libertà, l’individualità,l’integrazione sociale e la tensione religiosa. Per rendere più completa la definizione si può dire che la personalità è il realizzarsi del processo della vita in un individuo libero, socialmente integrato e psicologicamente consapevole.

La libertà è il primo principio fondamentale, anzi, una 'condizio sine qua non' della personalità.

L'individuo possiede la libertà come una qualità dell'intero suo essere.

E' possibile aumentare il proprio grado di libertà.

Maggiore è la salute mentale che un individuo acquisisce, maggiore è il suo senso di responsabilità personale e la sua capacità di plasmare in maniera creativa gli elementi della vita, e, di conseguenza, più adeguato diventa il suo potenziale di libertà. Pertanto il counselor che aiuta gli altri a superare una difficoltà di personalità, li aiuta a diventare più liberi.

Il secondo principio fondamentale della personalità è l'individualità.

Chi si rivolge al counselor per problemi di personalità ha delle difficoltà in questo ambito perché non riesce a essere se stesso: in altri termini, non riesce a individuarsi.

Noi abbiamo solo il nostro sè con cui vivere e affrontare il mondo. Se non riusciamo a essere noi stessi, certamente non possiamo appropriarci di un altro sé, per quanto possiamo desiderarlo. Ogni sé è diverso da tutti gli altri, è unico, e la salute mentale dipende dall'accettazione di questa unicità.

La funzione del counselor è, infatti, quella di aiutare il cliente a  diventare quello che era destinato a essere. Lo scopo finale è l'autosviluppo, ciò significa che la persona deve diventare ciò che è.

Chi ricorre al counseling spesso sente internamente una serie di sé in conflitto, pertanto dirgli semplicemente di essere se stesso significa creargli ancora più confusione. Prima di tutto occorre trovare se stessi: e questo è il punto in cui entra in scena il counselor.

Il terzo principio della personalità è l'integrazione sociale, poiché la personalità non può essere compresa al di fuori del suo contesto sociale.

Un buon equilibrio sociale è fondamentale per la personalità, perché l'individuo deve muoversi in un mondo che è fatto di altri individui. In ogni momento della sua vita l'individuo dipende da un'infinità di persone che lo hanno preceduto e da altre che vivono come lui nel presente, e viceversa ( interdipendenza sociale).

 Ma una delle caratteristiche principali del nevrotico è la sua difficoltà di avere rapporti sani ed efficaci con gli altri.

Il secondo aspetto della personalità, l'individualità, va forse contro l'integrazione sociale? In teoria no. Come dice Shakespeare: sii sincero con te stesso¸e ne seguirà, come la notte segue il giorno, che non potrai essere falso per gli altri.

Parlando in termini pratici, il counselor scoprirà che quanto maggiore è l'integrazione sociale raggiunta dal cliente, tanto più, nell'insieme, egli realizzerà l'individualità unica che gli è propria.

Il quarto principio della personalità è la tensione spirituale insita in ogni individuo, qualsiasi quadro della personalità che trascuri l'aspetto della tensione spirituale è incompleto.

 

Per riassumere i quattro principi della personalità useremo le parole di Rollo May (…).

Partiamo dal primo, la libertà, in una forma di guida al counseling: la funzione del counselor è quella di portare il cliente ad accettare la responsabilità della propria condotta e degli esiti della propria vita.

Dal secondo principio della personalità, l'individualità, noi traiamo questa quida per il counseling: compito del counselor è quello di assistere il cliente nella ricerca del suo vero sé e poi di aiutarlo a trovare il coraggio di essere quel sé.

Dal terzo principio della personalità, l'inegrazione sociale, ricaviamo la seguente regola per il counseling: è compito del counselor aiutare il cliente ad accettare di buon grado la responsabilità sociale e aiutarlo a orientare i suoi sforzi verso scopi socialmente costruttivi.

Dal quarto principio della personalità, la tensione spirituale,ricaviamo la seguente guida per il counseling: è compito del counselor, nell'aiutare il cliente a liberarsi del suo  senso di colpa, aiutarlo anche ad accettare e ad affermare la tensione spirituale insita nella natura umana.

 

 

Crisi e relazione di aiuto

 

La relazione di aiuto si fonda sulla necessità, percepita chiaramente o confusamente, di essere aiutati.

Quello che determina la necessità di chiedere aiuto è la percezione di uno stato che normalmente chiamiamo di crisi.

Questo evento può essere determinato da più o meno improvvisi mutamenti negativi delle condizioni esistenziali, accompagnati dall’incapacità di provvedere adeguatamente alla loro risoluzione con le proprie risorse.

Il termine crisi deriva dal greco ‘krisis’ che significa scelta.

Le crisi sono unanimemente classificate secondo due categorie:

le crisi evolutive, riferibili al processo della crescita;

le crisi ‘accidentali’, riferibili alla ‘fragilità’ dell’esistenza.

Le crisi della crescita coinvolgono tutti noi e sono prevedibili, anche se non nella loro evoluzione, e si percepiscono in corrispondenza delle ‘situazioni di passaggio’ da un assetto a un altro: la nascita, dalla vita intrauterina a quella extrauterina; l’adolescenza, dall’infanzia, passando per la pubertà, all’età adulta; la terza età, dall’età adulta alla vecchiaia; la vecchiaia, dalla vita alla morte.

Anche le crisi ‘accidentali’ coinvolgono tutti noi, la loro caratteristica è riferibile alla loro imprevedibilità e sono eventi che interrompono, in forma dolorosa, il corso abituale dell’esistenza: una malattia fisica o psicofisica, una perdita dell’identità o del senso della vita, una tossicomania, un trauma, una violenza, la perdita del lavoro, una separazione o la morte di una persona cara.

La krisis, come necessità di operare una scelta, implica la richiesta di aiuto quando la scelta stessa ci appare come impossibile da realizzare o impossibile da individuare.

 

 

Il Counselor professionale

 

Obiettivo della nostra scuola è quello di formare un professionista qualificato il quale, attraverso una significativa esperienza personale, acquisisca competenze di ascolto e di relazione, nonché tecniche mirate a favorire i processi psicologici, emozionali e relazionali dell’individuo.

Il counselor non offre soluzioni, non esprime interpretazioni o giudizi. Anche se utilizza domande, esercizi, tecniche di feedback, e molteplici forme di intervento, parte da un presupposto di normalità e di capacità del cliente nella ricerca dei comportamenti più adeguati alla sua situazione.

La nostra proposta di formazione mira direttamente ad una maggiore indipendenza e integrazione dell’individuo.

Possiamo mettere alcuni punti fermi come quello rappresentato dalla convinzione che aiutare una persona in crisi, sofferente, non sia il sostituirsi a lei nella scelta, non sia sostituire la sua energia con la propria, ma sostenerla in un processo di individuazione delle proprie risorse/energie necessarie a compiere la scelta, a compiere la krisis necessaria affinché ‘cessi il dolore percepito’.

La relazione di aiuto è riconducibile al sostegno nel permettere, nel favorire, nel ‘predisporre’ le risorse necessarie affinché l’altro possa operare quella scelta che gli consenta di uscire dalla situazione di passaggio, di cambiamento che il malessere o il dolore gli segnalava.

Un altro punto fermo della nostra scuola è rappresentato dalla convinzione di quanto sia arbitraria la separazione della  psiche dal corpo, l’energia dai comportamenti volontari o profondi. E’ quindi evidente quanto sia necessario poter operare sia a livello energetico che comportamentale, sia a livello fisico che psichico, ma anche quanto sia impossibile non farlo.

Ciò che davvero ci differenzia dalle altre scuole consiste non tanto nell’operare a più livelli, ma quanto il dichiararlo assumendocene la conseguente responsabilità. Tutti lo fanno, non molti sono disposti ad assumersi la responsabilità di questo legame ineludibile.

Punto focale è l’individuo non il problema. Lo scopo non è solo quello di risolvere un problema particolare, ma di aiutare l’individuo a ‘crescere’ perché possa affrontare sia il problema attuale, sia quelli successivi in maniera più integrata.

La nostra consapevolezza dovrà essere sempre rivolta alla funzione sostitutiva di un sociale insufficiente o assente che l’intervento avrà nella maggioranza dei casi per mantenere la relazione di aiuto in un ambito di normalità negata e non di patologia clinica.

E’ così che il counselor si trova ad operare all’interno di un processo di cambiamento che ha nel sintomo più doloroso l’evento più eclatante, ma che affonda le sue radici nella necessità per ‘il cliente’ di ristrutturare, in forma più o meno consistente, il suo assetto esistenziale, prendendo contatto con la sua vulnerabilità che , mai come in questa epoca, vuol dire prendere contatto con la sua stessa umanità.